ottocento chilometri con un pieno

Nel 1997 i miei comprarono una Opel Corsa, quella che la pubblicità la cantavano gli Smoke City, con Mr Gorgeous, e che dicevano che avrebbe fatto 800 km con un pieno.

Ho cercato in rete, se pur in modo superficiale, alcuni dati su quel modello ed ecco cosa è venuto fuori: l’automobile di cui parlo aveva un serbatoio di 44 litri e la benzina, verde senza piombo, nel ’97 costava in media 1835 lire al litro. Questo significa che per un pieno ci volevano circa 80000 lire.

Ho fatto poi un’altra ricerca, questa volta con Google Maps.

Ho chiesto di calcolare la distanza dalla mia città a Gaza.

Google non riusciva a fornirmi indicazioni né per il tragitto con l’auto né con il trasporto pubblico, allora gli ho chiesto di mostrarmi il percorso a piedi.

La proposta è stata di arrivare in traghetto in Croazia, dirigermi a sud est e oltrepassare la Bosnia, fino al Kosovo. Un breve tratto di Macedonia per poi scendere attraverso la Bulgaria fino alla Turchia e poi giù, giù per arrivare in Siria. E dopo un bel pezzo di Siria sarei giunta esattamente al confine tra Israele e Giordania. Google è stato molto attento a non farmi entrare nel bel mezzo del suolo israeliano, voleva proprio che calpestassi il confine, un bel giro largo attorno a Gerusalemme e poi sarebbe stato semplice, da lì si trovano le indicazioni.

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Per un totale di 3917 km. Meno di 5 pieni di benzina.

Ho chiesto a Google di calcolarmi anche il percorso per Tikrit. Strano, questo me lo ha fatto fare tutto in auto, passando per l’Istria. Sarei arrivata anche lì con 5 pieni.

Per la Crimea addirittura quattro pieni avanzano.

E allora vedi quanto tutto è vicino. Non è la rete che accorcia la distanza, è che è vicino per davvero.

Sono le immagini che vengono divulgate che ce li fanno pensare paesi distanti. E non per il paesaggio. Sappiamo bene che basta essere abituati alla riviera adriatica per guardare con occhi curiosi i paesaggi tirrenici, a mezzo serbatoio da qua.

È che le nostre videocamere HD non filmano esecuzioni. Noi usiamo la polvere da sparo per i fuochi d’artificio. I nostri aerei militari fanno bella mostra di sé durante le feste nazionali, spruzzando codine color bandiera. Ma il rumore dei loro motori, o l’odore di ferro, sono uguali. A me i fuochi d’artificio piacciono molto, e anche le frecce tricolore. E mi piace poter uscire la sera a mangiare il gelato; ridere sguaiatamente per strada; indossare la collanina che mi hanno regalato i miei genitori con i simboli di fede, speranza e carità; trascinarmi con passo svogliato in chiesa, la domenica; andare a votare; usare facebook; guidare; andare al cinema per vedere le storie di coraggio di soldati finti e finti capitani che li salvano… alla fine è semplice, mi piacciono le cose che piacciono a tutti, solo che io le posso fare. A qualche serbatoio da qua, invece, speranza e fantasia si somigliano in modo imbarazzante.

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