il mipiacciamento di genere – le femmine

Si tratta di uno studio involontario che si è sviluppato sulla mia pagina facebook nel corso degli ultimi anni. Ho notato che ci sono alcune tipologie di affermazioni che tendono a ricevere un mipiacciamento piuttosto esteso da parte delle donne. Faccio degli esempi. Se io scrivessi:

“giusto un soffio di lacca e la pettinatura da diva ha tenuto per tutta la serata – presso Lazzabaretto

non verrei cagata di striscio (se non dai proprietari del Lazzabaretto). Un’affermazione del genere non tocca nessuno, perché non può essere vera nemmeno nell’iperuranio. Se invece infilassi nel mio profilo una foto con capelli che esibiscono una malsana ricrescita, increspati dall’umidità, rimescolati dal vento, corredati da occhi chiusi e matita sbavata e la commentassi con:

“Capelli 1 – Io 0 – divertita – presso Umida serata di fine estate

raccoglierei ben più interesse da parte del popolo femminile (e molto meno dai proprietari del Lazzabaretto).

O ancora. Se scrivessi, chessò:

“Attrici in bella mostra a Venezia, in tutti i sensi – maschietti commossi ringraziano gli hacker”

la mia frase rimarrebbe lì, sospesa nell’etere, ad aspettare che gli algoritmi di facebook se la dimentichino. Al contrario dire:

“Io non ho foto nemmeno in costume e sospetto che se anche ce ne fossero l’hacker che le scoprisse mi aiuterebbe a farne sparire le tracce”

provocherebbe un senso di cameratismo che sfocerebbe nel “mi piace” come fosse una pacca sulla spalla.

Succede che quando si mettono in prima linea verità e autoironia, ci si sente chiamate in causa (e parte il like).

Quella cosa che le donne tra loro non fanno amicizia ma si ucciderebbero lentamente col siero di vipera deve averla inventata quell’uomo che, tenendo il piede in due staffe, sperava che le due staffe, tra loro, non volessero avere nulla a che fare.

E noi, che lo sappiamo, ci mipiacciamo a vicenda su questioni che fingiamo appartengano solo a noi (come la mancanza di tempo, l’inabilità nel parcheggio, lo smalto glitterato e i manzi come Ryan Gosling), aspettando che lo capiscano anche gli altri questo cameratismo, questo mezzo gaudio di sapere che le cose stanno così, se non per tutte, per molte.

Che siamo quelle che portano il rossetto in borsa ma poi non lo usano (like);

quelle che dicono di venir male in foto ma alla fine, una foto, la fanno lo stesso (like);

quelle che partono con l’idea di Gerard Butler (like) e subito correggono il tiro con un “deve farmi ridere” (like), ma finisce che si innamorano di uno in salute (like);

quelle che non desiderano mangiare regolarmente nutella fin quando non si mettono a dieta (like);

quelle per cui superare la prova costume significa che in quelli dell’anno precedente ancora ci entrano (like);

quelle che comprano le scarpe coi tacchi ma consumano le All Star (like);

quelle che una ceretta perfetta vuol dire che sulle cosce, dietro, se non li ho visti io non hai il diritto di vederli nemmeno tu (like);

quelle che non hanno niente da mettere ma, in un modo o nell’altro, escono di casa sempre vestite (like).

Eccetera.

like amiche

Il mipiacciamento di genere maschile sarà preso in esame più avanti, quando comincerò a postare foto di calciatori (vestiti) o diventerò figa.

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