italy in a day

Il 3 settembre sono andata con la mia amica Chiara a Venezia. Un po’ per Venezia, un po’ per la Mostra del Cinema, un po’ per Italy in a day.

Digressione: lo so che tra qualche giorno dovrebbe passare su Rai 3 ma una volta, all’università, ho studiato un libro di 342 pagine che parlava di una cosa: esperienze. E un’altra volta il mio amico Samu ha detto (riferito all’home theatre che aveva comprato tre mesi prima): “L’ho pagato cent’euro più de te ma so’ tre mesi che sento i film sa ‘na grazia”.

Comunque, sul treno che mi portava a Venezia pensavo a quante volte mi sono trovata a fare cose con alti rappresentanti dell’Italia intera.

Come quella volta che ero a cena con i colleghi. Alla stessa tavola c’erano Marche, Umbria, Puglia, Campania e Veneto. I napoletani parlavano in napoletano con i bitontini che rispondevano in bitontino, mentre io alternavo interventi e libere traduzioni per tifernati e trevigiani. Eravamo a Campiglia Marittima, in Toscana.

O quando arrivi in una stazione a caso e la signorina elettronica ti annuncia che c’è una manciata di treni che va in città in cui ha già messo piede (e sempre, SEMPRE, c’è un treno che ti riporta a casa). A Bologna capita che saluti la signora con cui hai chiacchierato per tutto il tempo fin lì, lei è abruzzese e va in Liguria, che si sposa la nipote.

In Liguria dove, signora? Arenzano, la conosci? Ma certo, ho bevuto più caffè al bar di Demis che in un bar a caso di Senigallia! (piccola l’Italia).

E quella volta che ho dimenticato la valigia sul treno? Prima di tornare a casa ha viaggiato da sola, come fosse un nano da giardino. L’ho abbandonata a Bologna e lei è andata in Toscana, Lazio e Campania, prima di ripassare per Bologna e fermarsi qui.

Oppure quando verso Ferrara il treno passa sul Po e penso che io lo guardo dall’Emilia Romagna ma che certamente ci devono essere almeno altre tre persone che guardano lo stesso fiume (non fate i filosofi, grazie) dal Veneto, dalla Lombardia e dal Piemonte. E magari quelle che lo guardano dal Piemonte sono le mie coinquiline, Ale la marchigiana e Anto la calabrese. E dalla Lombardia potrebbe essere la mia amica lucana, Domenica.

Vabbè la sto facendo lunga, fatto sta che prima di arrivare al Lido di Venezia avevo notato tutte queste cose e altre che elencherò sinteticamente:

una brochure che mi invitava a visitare i castelli della Valle d’Aosta;

un post su facebook di un’amica da Santa Cristina in Val Gardena, Trentino, che dice “Bello eh, ma torniamoci d’estate”;

un vigile del fuoco che quando ha risposto al telefono ha esibito un musicalissimo accento sardo;

il controllore, che sul cartellino appuntato al petto sfoggiava lo stesso cognome di un’amica molisana.

E basta.

Cominciavo ad andare in paranoia, mi ero impegnata malamente (avverbio tipicamente abruzzese) a trovare un collegamento con ogni regione, ero a sette minuti scarsi dalla sala dove sarebbe stato proiettato il documentario di Salvatores e di tutti gli italiani e alla mia collezione d’umanità mancavano ancora Sicilia e Friuli.

E non c’è stato nulla da fare. Quando lo sconforto la stava per fare da padrone ho preso la decisione del secolo: entro sera avrei trovato, in Veneto, un fidanzato friulano con origini siciliane.

IMG_20140903_161450 (1)

 

E poi Italy in a day. Che non so che dire, se non che mi ha stupita. Che Salvatores è il nome del capitano, ma che in campo c’era tutta la squadra del montaggio, e c’erano gli italiani. Noi. Che ogni uomo, donna e bambino che è comparso su quello schermo gigante aveva un che di epico. E mi sono commossa (leggi a un certo punto piangevo a dirotto). Mi vergognavo, cercavo di capire se fossi io l’ipersensibile o se ci fosse qualche altro sfigato come me (un friulano con origini siciliane, magari). Mi guardavo intorno con circospezione, ringraziando il buio della sala. Quando ho capito che la lacrima lucida sulla guancia, con il riflesso dello schermo, si nota di più di un distratto gesto per asciugarla ci ho passato la mano. E boom, all’improvviso mi asciugavo le lacrime con la sciarpa perché mi sembrava più discreta di un fazzoletto.

Italy in a day è un elenco di eroi e semplicità. È come quando qualcuno ti dice che sì, si mette le dita nel naso e tu fai un sospiro di sollievo pensando che non sei l’unica, allora. È comunità. È che le probabilità di arrivare in ritardo a scuola, che tuo nonno abbia l’Alzheimer o che tu ti commuova quando nasce tuo figlio sono le stesse sia se sei di Sacile, sia se sei di Barano d’Ischia. È che se mangi pane a pranzo c’è qualcuno che lo ha infornato di notte. È che se butti cartacce a terra ci sarà qualcuno che dovrà raccoglierle. È che se ti svegli presto vedi la stessa alba di chi va a dormire tardi.

E poi guardatelo e decidete voi che cosa, in questo momento della vostra vita, vi emoziona. Persino Chiara, la iron lady de noartri, s’è commossa.

Servono solo 75 minuti, la luce spenta e i fazzoletti. O una sciarpa.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s