la prima volta non si scorda mai

Avrei voluto essere breve e cavarmela con un tweet. 140 caratteri però non sempre bastano, soprattutto quando l’hashtag ne “consuma” 20. #IlRagazzoInvisibile

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Allora, ieri sono andata al cinema con alcuni amici, scassando alquanto la minchia perché il supereroe italiano va visto, è una novità, è transmediale, perché non importa se è bello o brutto, quello che conta è che stiamo scrivendo la storia. In quanti avete avuto un’idea, in passato, e una volta esposta ad un interlocutore vi siete sentiti ridere in faccia perché “noi ‘ste cose non le facciamo?” o “sei pazzo? In Italia?” e “ma ‘sta robba se fa in America, al massimo in Danimarca”.

Il Ragazzo Invisibile è come il fratello maggiore che ho sempre voluto. Quello che avrebbe spaccato i maroni a mamma e papà per uscire il venerdì sera, dando poi a te la possibilità di uscire anche il giovedì. Quello che sarebbe stato messo in punizione se avesse dato dell’idiota a qualcuno, spianandoti la strada per insulti ben più coloriti. Quello che avrebbe saputo cosa vogliono i ragazzi perché lui per primo l’aveva voluto. Quello che non si ricorderebbe più il latino, ma ti saprebbe aiutare lo stesso perché è il metodo quello che conta. Quello che se avesse assaggiato del vino a cena sarebbe passato per l’alcolizzato di famiglia ma che a te permette di smezzare una birra con tuo padre senza che la cosa sembri da assistenti sociali. Eccetera.

Se uno di voi tra 10 anni si vedrà produrre il film di un paese infestato dal fantasma di una donna bruciata per stregoneria in un rogo del 1500, in Umbria, forse lo dovrà anche al fatto che qualcuno, oggi, ha scritto, diretto, prodotto e distribuito Il Ragazzo Invisibile.

Non posso che battere le mani a tutte le persone che hanno creato questo Fratello Maggiore, perché dietro di me al cinema c’era chi si domandava se il film fosse italiano (con Spiderman non ci vengono i dubbi); perché quando Brando, attraverso la spaccatura della porta del bagno, cita Kubrick io sto bene; perché non abbiamo i soldi di Hollywood ma anche senza gli spettacolari voli su San Francisco a Michele Silenzi non manca nulla del supereroe, dalle origini del suo potere alla promessa di avventure future. C’è anche una ragazza che si innamorerà ciclicamente di lui, credo; perché quello che ci stanno raccontando attraverso il salvataggio del mondo (per quanto piccolo possa sembrare il mondo di un tredicenne) è la difficoltà di crescere, di trovare un compromesso tra l’immagine che il nostro corpo proietta agli altri e l’idea che noi abbiamo di noi stessi; è la scoperta delle proprie potenzialità e il superamento dei propri limiti, che siano il disturbo dell’attenzione o l’ansia da prestazione nei confronti di un genitore severo (stronzo? Anaffettivo?). O l’essere invisibile. Ci racconta che i genitori non sono infallibili nemmeno da supereroi, figuriamoci da “normali”, ma questo non toglie totalità al loro amore.

Ok, tutte queste parole per dire che non dovete fare gli sfigati, andate a vederlo Il Ragazzo Invisibile, perché un pigiama marroncino in acrilico non ha nulla da invidiare ad una cabina telefonica.

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