Breve spiegazione del perché guardiamo le partite dell’Italvolley anche di notte

Quando le Olimpiadi sono in Brasile per seguire le dirette bisogna fare una specie di viaggio nel tempo, cinque ore più tardi.

In Italia è l’una e mezza di notte e, almeno nel mio caso, si deve tenere basso il volume della tv, si possono agitare i pugni in aria ma non si può urlare, si incita la propria squadra alzandosi in piedi e schiacciando pallette immaginarie ad ogni azione. E allora perché non la guardiamo in differita, o non aspettiamo di leggere il risultato sul primo social domani mattina?

Perché in diretta, qualsiasi ora sia, abbiamo concretamente la sensazione di partecipare, di poter scrivere le azioni insieme alla squadra, anche a novemila km di distanza, anche a cinque ore di differenza.

Perché, che ci crediate o meno, la nostra sola presenza davanti allo schermo ci permette di fare morale a quei ragazzi.

Perché Chicco ha ereditato un gruppo così genuino che sembra di veder giocare i nostri compagni di classe di una volta. E ci viene da dire che, forse, una cena delle medie dovremmo organizzarla.

Perché la notte è l’arena dei sogni e noi, noi che facciamo questo piccolo viaggio nel tempo, abbiamo un sogno che non succede, ma se succede…

Aggiornamento ore 3.20: non abbiamo vinto, ok. Ma se li avessimo lasciati soli sarebbe andata peggio. E poi tutte le migliori sceneggiature hanno bisogno del death point, senza difficoltà e incidenti di percorso sai la noia.

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