Fermi tutti, c’è Jeeg Robot

Jeeg

Attenzione. Nel post spiffero pezzi del film quindi non lo leggere se poi devi odiarmi.

***

Enzo Ceccotti corre per i vicoli di Roma, polizia su due ruote alle calcagna, ha rubato un Rolex. Svolta e corre ancora. 

Gira e corre ancora. 

Attraversa una manifestazione, finisce sul Tevere, scende le scale per arrivare al lungofiume, si nasconde su una chiatta.

Per nascondersi meglio si immerge nel Tevere. Aspetta.

I poliziotti rinunciano e se ne vanno. 

È arrivato il momento di uscire dal fiume, ci sono dei barili sotto di lui. Enzo poggia un piede su uno dei barili per darsi la spinta ma il barile si rompe, Enzo annaspa e finisce sotto, avvolto dall’acqua del fiume e da un liquido scuro che fuoriesce proprio dal barile rotto. 

Tutto tace. 

Le mani di Enzo, sporche di quel nero vischioso, si aggrappano alla piattaforma. Dall’acqua esce anche la testa, nera, viscida. Fa schifo. Enzo esce dal fiume, fradicio e provato. Tossisce e sputa un catarro tale e quale alla sostanza che lo ricopre. 

Prende l’autobus, va verso casa. 

Si lava, vomita nero, si stende, vomita nero, tossisce, vomita nero.  Prova a dormire, in preda a brividi di freddo, a tremore muscolare. 

Poi apre gli occhi, sta bene. Si veste, esce di casa. 

Bussa a una porta. 

Una ragazza apre appena. Lui domanda se c’è Sergio.

È la prima volta che sentiamo la fottutissima voce di Santamaria. Che saranno, quattro minuti dall’inizio? E io, nella poltrona del cinema, mi chiedevo cosa ca**** avessero combinato.

Una fuga vera, un ladruncolo di Rolex un po’ inchiattito, il fiatone, Roma. Una non meglio specificata sostanza tossica. Cara Regia, cara Sceneggiatura, cara Fotografia, caro Montaggio, cara Colonna Sonora, CHE COSA AVETE COMBINATO?

Avete fatto un film di un supereroe italiano che non sembra un film di un supereroe italiano. Perché minimo minimo per rispettare la tradizione di casa nostra doveva essere un supereroe con i poteri a tempo determinato, che alla fine del film li perdeva tutti, che sennò Verga non c’ha insegnato niente. Magari doveva morì Gig Robbò. Poi tanto, se proprio volevamo, per il 2 lo facevamo resuscità, come quelli di certe fiction che spariscono dai radar, si assentano per fare altre fiction, e poi tornano.

La lingua è bellissima. Sergio dice: “E fattela ‘na risata” e grazie Sergio, grazie per esserti fermato qui, perché quella storia del cipresso era divertente la prima volta che l’abbiamo sentita (mica come AldoGiovannieGiacomo a Sanremo). Nessuno dice mai pajata, e la mozzarella l’avete usata per tappare la bocca allo splendido Marinelli. Una mozzarella che si sporca un po’ col sangue che gli cola dal naso.

E il palloncino color vestito-da-principessa? Io sono emozionata, davvero.

Non è un film per mia madre, lo so, è un film per me. Per me e per tutti quelli che nella sala, mentre lo Zingaro faceva il suo murder show sulle note di Ti stingerò, sorridevano. E attenzione, non sorridevamo perché siamo pazzi, ma perché abbiamo riconosciuto una qualità di racconto che di solito dobbiamo cercare doppiata o sottotitolata.

Occorre che chi ha la forza, il coraggio, il talento e la fortuna di poter lavorare a questi prodotti si ricordi che noi non abbiamo gli stessi gusti delle nostre mamme, e per fortuna, che Edipo dopo un po’ è grottesco.

E io sta cosa la segno sul calendario: siamo riusciti a fare un film di genere senza prenderci per il culo da soli.

P.S.: Claudio, Santamaria, vuoi sposarmi?

Star Wars episodio 7, spoiler e Harry Potter

Attenzione. Il testo che segue contiene spoiler sul settimo episodio di Star Wars: chi è vivo, chi è morto, chi è figlio di chi, eccetera. Quindi se non siete ancora andati al cinema salvatevi questo link per un altro momento. Non voglio ferire i sentimenti di nessuno.

Ciao.

poster-620x350

Io voglio parlare di Han e di suo figlio Ben. Solo di loro. Non dirò nulla sulla scarsa credibilità del supercattivo che sembra un Voldemort brutto seduto su un trono di spade, no. Ma dirò che quando Han entra nel Falcon e dice a Chewby “Siamo a casa” noi abbiamo applaudito.

Han Solo

Star Wars è un misto di speranza nel futuro, malinconia del passato, complicati rapporti genitori-figli e boom boom boom. Esci dal cinema e sei felice che ce ne sia ancora, di Star Wars. E non è perché una spada laser a caso ti emoziona, ma perché sei affezionato ad un mondo creato appositamente per rischiare la distruzione ogni due per tre; perché tutti avremmo voluto avere un droide carino come BB8; perché nonostante il lato oscuro ogni volta tenti di annientarci noi continuiamo a combatterlo, non ci arrendiamo mai.

bb8

Parlando con l’Ale, la mia compagnuccia di cinema stellare, abbiamo deciso che quello che ci è piaciuto di più di questo settimo capitolo (a parte il pollice su di BB8 che ha vinto ogni cosa) sono le supposizioni che abbiamo fatto dopo la visione, perché forse le cose non sono quelle che sembrano. J.J. non può aver messo in scena soltanto un altro conflitto padre-figlio, un altro tradimento, un’altra morte che si rifà alla fine di Kenobi.

Qui cominciano le supposizioni, altrimenti conosciute come pippe mentali.

Dall’ultima volta che avevamo visto Han Solo sono successe cose come Harry Potter.

Severus_Snape_casting_the_Killing_Curse_on_Albus_Dumbledore

Per quanti romanzi (o film) abbiamo detestato Severus Piton? Piton ha ucciso Silente perché doveva farlo. Tutto il necessario, per un bene superiore. E dopo averlo detestato per migliaia di pagine ci è bastato pochissimo per innamorarcene alla follia: un paio di ricordi, la verità, la sofferenza nell’essere il più fedele di tutti. Un eroe sotto copertura.

Quando Kylo Ren si è tolto la maschera ho pensato che un attore più brutto non lo potevano scegliere. È probabile che la sua bruttezza sia al servizio della misdirection, dovevano essere sicuri che il figlio perduto di Han e Leia non ci sarebbe piaciuto e il primo passo è che sia brutto. Poi che sia cattivo. E alla fine che ammazzi il padre. Non c’è possibilità di empatia con uno così, eppure non è un cattivo convincente. Ma stiamo parlando di Star Wars e non dello spettacolo di Natale dell’oratorio quindi deve esserci dell’altro e ce lo racconteranno nella backstory (credo, spero).

Kylo-Ren-In-Star-Wars

Ben ha le lacrime agli occhi. Chiede aiuto al padre per fare la cosa giusta (e dice di non sapere se ha la forza di farla). È capace di uccidere il proprio padre ma poi fa quasi fatica a tenere testa a Rey (la cugina?), una tipetta in gamba, per carità, ma che non ha ricevuto mai nessun addestramento. E se la scrittura del personaggio di Ben si rifacesse al “modello Piton”? Se il suo passaggio al lato oscuro fosse l’unico modo per controllare da vicino quel Voldemort gigante assiso sul trono del Male? Se il saluto di Han a Leia prima di quest’ultimo viaggio fosse un addio consapevole (almeno da parte di Han)? 

Boh, così mi piace.

Ciao,

che la forza sia con voi.

il (falso) trailer de “lo squalo 19”, come in Ritorno al Futuro

Noi bambini degli anni ’80 abbiamo imparato che gli squali “fiutano” l’odore del sangue grazie alla pubblicità (solo quella) dello Squalo. Per colpa di quel film (noi eravamo vivi solo per il 3 e per il 4) abbiamo avuto una paura fottuta di mettere anche solo un dito nell’acqua del mare se, per caso, avevamo un ginocchio sbucciato.
Quando nel 1989 è uscito il secondo capitolo di Back to the Future da soli due anni avevamo visto lo Squalo 4, e l’impressione era che si potesse andare avanti all’infinito.
Infatti Marty McFly, nel 2015, passa davanti a un cinema che ha in programmazione Jaws 19 (Lo Squalo 19).

Tutti siamo impazienti di accogliere degnamente Marty quando il 21 ottobre ci raggiungerà in quest’epoca, ma la Universal ha fatto di più: ha messo online il (falso) trailer di Jaws 19. Si può vedere qui.

la prima volta non si scorda mai

Avrei voluto essere breve e cavarmela con un tweet. 140 caratteri però non sempre bastano, soprattutto quando l’hashtag ne “consuma” 20. #IlRagazzoInvisibile

il_ragazzo_invisiblie_cappello_01_r-720x220

Allora, ieri sono andata al cinema con alcuni amici, scassando alquanto la minchia perché il supereroe italiano va visto, è una novità, è transmediale, perché non importa se è bello o brutto, quello che conta è che stiamo scrivendo la storia. In quanti avete avuto un’idea, in passato, e una volta esposta ad un interlocutore vi siete sentiti ridere in faccia perché “noi ‘ste cose non le facciamo?” o “sei pazzo? In Italia?” e “ma ‘sta robba se fa in America, al massimo in Danimarca”.

Il Ragazzo Invisibile è come il fratello maggiore che ho sempre voluto. Quello che avrebbe spaccato i maroni a mamma e papà per uscire il venerdì sera, dando poi a te la possibilità di uscire anche il giovedì. Quello che sarebbe stato messo in punizione se avesse dato dell’idiota a qualcuno, spianandoti la strada per insulti ben più coloriti. Quello che avrebbe saputo cosa vogliono i ragazzi perché lui per primo l’aveva voluto. Quello che non si ricorderebbe più il latino, ma ti saprebbe aiutare lo stesso perché è il metodo quello che conta. Quello che se avesse assaggiato del vino a cena sarebbe passato per l’alcolizzato di famiglia ma che a te permette di smezzare una birra con tuo padre senza che la cosa sembri da assistenti sociali. Eccetera.

Se uno di voi tra 10 anni si vedrà produrre il film di un paese infestato dal fantasma di una donna bruciata per stregoneria in un rogo del 1500, in Umbria, forse lo dovrà anche al fatto che qualcuno, oggi, ha scritto, diretto, prodotto e distribuito Il Ragazzo Invisibile.

Non posso che battere le mani a tutte le persone che hanno creato questo Fratello Maggiore, perché dietro di me al cinema c’era chi si domandava se il film fosse italiano (con Spiderman non ci vengono i dubbi); perché quando Brando, attraverso la spaccatura della porta del bagno, cita Kubrick io sto bene; perché non abbiamo i soldi di Hollywood ma anche senza gli spettacolari voli su San Francisco a Michele Silenzi non manca nulla del supereroe, dalle origini del suo potere alla promessa di avventure future. C’è anche una ragazza che si innamorerà ciclicamente di lui, credo; perché quello che ci stanno raccontando attraverso il salvataggio del mondo (per quanto piccolo possa sembrare il mondo di un tredicenne) è la difficoltà di crescere, di trovare un compromesso tra l’immagine che il nostro corpo proietta agli altri e l’idea che noi abbiamo di noi stessi; è la scoperta delle proprie potenzialità e il superamento dei propri limiti, che siano il disturbo dell’attenzione o l’ansia da prestazione nei confronti di un genitore severo (stronzo? Anaffettivo?). O l’essere invisibile. Ci racconta che i genitori non sono infallibili nemmeno da supereroi, figuriamoci da “normali”, ma questo non toglie totalità al loro amore.

Ok, tutte queste parole per dire che non dovete fare gli sfigati, andate a vederlo Il Ragazzo Invisibile, perché un pigiama marroncino in acrilico non ha nulla da invidiare ad una cabina telefonica.