Fermi tutti, c’è Jeeg Robot

Jeeg

Attenzione. Nel post spiffero pezzi del film quindi non lo leggere se poi devi odiarmi.

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Enzo Ceccotti corre per i vicoli di Roma, polizia su due ruote alle calcagna, ha rubato un Rolex. Svolta e corre ancora. 

Gira e corre ancora. 

Attraversa una manifestazione, finisce sul Tevere, scende le scale per arrivare al lungofiume, si nasconde su una chiatta.

Per nascondersi meglio si immerge nel Tevere. Aspetta.

I poliziotti rinunciano e se ne vanno. 

È arrivato il momento di uscire dal fiume, ci sono dei barili sotto di lui. Enzo poggia un piede su uno dei barili per darsi la spinta ma il barile si rompe, Enzo annaspa e finisce sotto, avvolto dall’acqua del fiume e da un liquido scuro che fuoriesce proprio dal barile rotto. 

Tutto tace. 

Le mani di Enzo, sporche di quel nero vischioso, si aggrappano alla piattaforma. Dall’acqua esce anche la testa, nera, viscida. Fa schifo. Enzo esce dal fiume, fradicio e provato. Tossisce e sputa un catarro tale e quale alla sostanza che lo ricopre. 

Prende l’autobus, va verso casa. 

Si lava, vomita nero, si stende, vomita nero, tossisce, vomita nero.  Prova a dormire, in preda a brividi di freddo, a tremore muscolare. 

Poi apre gli occhi, sta bene. Si veste, esce di casa. 

Bussa a una porta. 

Una ragazza apre appena. Lui domanda se c’è Sergio.

È la prima volta che sentiamo la fottutissima voce di Santamaria. Che saranno, quattro minuti dall’inizio? E io, nella poltrona del cinema, mi chiedevo cosa ca**** avessero combinato.

Una fuga vera, un ladruncolo di Rolex un po’ inchiattito, il fiatone, Roma. Una non meglio specificata sostanza tossica. Cara Regia, cara Sceneggiatura, cara Fotografia, caro Montaggio, cara Colonna Sonora, CHE COSA AVETE COMBINATO?

Avete fatto un film di un supereroe italiano che non sembra un film di un supereroe italiano. Perché minimo minimo per rispettare la tradizione di casa nostra doveva essere un supereroe con i poteri a tempo determinato, che alla fine del film li perdeva tutti, che sennò Verga non c’ha insegnato niente. Magari doveva morì Gig Robbò. Poi tanto, se proprio volevamo, per il 2 lo facevamo resuscità, come quelli di certe fiction che spariscono dai radar, si assentano per fare altre fiction, e poi tornano.

La lingua è bellissima. Sergio dice: “E fattela ‘na risata” e grazie Sergio, grazie per esserti fermato qui, perché quella storia del cipresso era divertente la prima volta che l’abbiamo sentita (mica come AldoGiovannieGiacomo a Sanremo). Nessuno dice mai pajata, e la mozzarella l’avete usata per tappare la bocca allo splendido Marinelli. Una mozzarella che si sporca un po’ col sangue che gli cola dal naso.

E il palloncino color vestito-da-principessa? Io sono emozionata, davvero.

Non è un film per mia madre, lo so, è un film per me. Per me e per tutti quelli che nella sala, mentre lo Zingaro faceva il suo murder show sulle note di Ti stingerò, sorridevano. E attenzione, non sorridevamo perché siamo pazzi, ma perché abbiamo riconosciuto una qualità di racconto che di solito dobbiamo cercare doppiata o sottotitolata.

Occorre che chi ha la forza, il coraggio, il talento e la fortuna di poter lavorare a questi prodotti si ricordi che noi non abbiamo gli stessi gusti delle nostre mamme, e per fortuna, che Edipo dopo un po’ è grottesco.

E io sta cosa la segno sul calendario: siamo riusciti a fare un film di genere senza prenderci per il culo da soli.

P.S.: Claudio, Santamaria, vuoi sposarmi?