Generazione di sfigati

Ho il sospetto di far parte di una generazione di sfigati. E se proprio deve essere così, spero che la sfiga sia solo nostra.

Quelli prima di noi hanno comprato casa, guadagnando il pane col sudore della loro fronte, le donne hanno partorito con dolore. Tutto così biblico, facile proiettarsi nell’eternità quando hai un tetto sulla testa.

Ora ci siamo noi.

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Siamo quelli che hanno le enciclopedie e i dizionari a prendere polvere, perché nel frattempo hanno inventato l’internet, wikipedia, wordreference e google.

Ci destreggiamo tra stage e lavori di qualsiasi tipo.

Sono stata nelle Scuole dell’Infanzia  – leggi asili – a fare delle attività con i bambini per scoprire se tali attività potevano essere inserite nelle guide per gli insegnanti;

ho vissuto a Padova;

ho fatto la cameriera ai piani;

ho venduto mozzarella di bufala campana sentendomi dare della camorrista o della ladra da gente con un’età tale da poter essere un mio genitore – i problemi dei clienti erano la provenienza o il prezzo, non io, ma tant’è, vi ho comunque serviti e sopportati io -;

ho messo a dura prova la circolazione delle mie gambe in un negozio di telefonia, d’estate. Ero quella in più che permetteva alle altre di prendere le ferie;

ho vissuto a Torino;

ho venduto tarallini pugliesi tutti fatti a mano senza strutto né margarina ma solo olio d’oliva e vino bianco, un pacco 3 euro quattro pacchi 10 euro;

ho scritto per il blog di Radio Deejay;

ho venduto tartufo umbro sperando di non avere di fronte clienti piemontesi che poi avrebbero attaccato il pippone di Alba;

ho vinto un concorso alla Rai;

ho fatto la pendolare Torino-Milano.

Ogni sei mesi facciamo un concorso alle poste, abbiamo un opinione su tutto e andiamo sempre meno a votare. Abbiamo il mondo a portata di click ma averlo sotto i piedi costa troppo. Se non altro abbiamo sviluppato una fortissima attitudine all’autoironia quindi amaramente, ma ridiamo parecchio.

Inventeremo nuovi modi per invecchiare, non avremo una pensione, non potremo permetterci di pagare qualcuno che ci assista, le case di riposo saranno per pochi. Sorgeranno villaggi di vecchi che si accudiscono tra loro (chi ha un laureato in scienze infermieristiche tra i propri amici se lo tenga stretto). Sostituiremo la briscola con The Sims e Netflix, ma sarà comunque vecchiaia. Oppure verrà un qualche illuminato a proporre la ghigliottina obbligatoria a 65 anni. Problema risolto.

Per quelli di noi che faranno contenta la Lorenzin spero che ad essere sfigata sia solo la generazione incastonata tra chi ha visto l’allunaggio e chi non ha mai visto giocare Schillaci. Magari gli altri, quelli nuovi, dopo le nostre grida nel deserto, avranno un mondo meno schizofrenico in cui vivere.

Noi, col nostro sudore, non guadagniamo più il pane ma solo la gloria. E comunque duemila anni dopo, santo cielo, per avere un’epidurale cosa tocca fare.

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