Dove nascono i bambini

Dove nascono i bambini c’è profumo di pelle pulita che riesce a superare quello del purè da ospedale.

Ci sono uomini intimiditi dalla potenza della vita, increduli; uomini che hanno visto una placenta, hanno ascoltato il dolore, hanno trattenuto il respiro fino al primo vagito. Ci sono donne stanche ma vittoriose, che si fanno nutrimento per le nuove, piccole vite; donne che dopo la sala parto hanno la forza di dire pensavo peggio.

C’è senso di appartenenza, ma non di possesso. C’è ammirazione reciproca.

C’è quello che riconsegna all’infermiera il vassoio del pasto, quello che risponde al telefono e dice ce l’abbiamo fatta, quello che ha messo una camicia rosa, perché rosa è il fiocco da appendere.

Ci sono fiori, cioccolatini, vestaglie, pance tonde, guance che si sfiorano, sorrisi, lamenti acuti di piccoli polmoni che sperimentano il loro potere.

Si dicono parole belle: nonno, somiglia, madre, auguri, morbido, bagnetto, bella, papà, Anna, camomilla, notte, pappa.

Si respira la possibilità.

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Si sentono le proteste di questi bimbi che hanno poche ore di vita e che chissà, fra molti giorni, chi di loro vincerà le Olimpiadi? Chi ballerà alla Scala? Chi inventerà il teletrasporto? Chi curerà l’infelicità? Chi canterà? Chi ci farà vincere i mondiali di calcio senza farci fare un girone da vergogna? Chi governerà in modo retto ed efficace?

Gli adulti si dimenticano di aver sperato tutto ciò per se stessi: quanti musicisti e quanti astronauti c’erano, tra di noi, quando avevamo pochi anni? Abbiamo ridimensionato questi sogni ma adesso, dove nascono i bambini, ci è permesso di regalarli a questi portatori sani di futuro, a questi batuffoli di carne che, a tre giorni dalla nascita, hanno davvero tutta la vita davanti. La delicatezza dell’essere umano mescolata alla potenza di tutto ciò che è possibile fa di loro i supereroi. La cosa più vicina all’onnipotenza che si possa vedere con gli occhi.